29 marzo 2011

Oltre i BIG FIVE: alla ricerca degli animali più piccoli d’Africa

Suricati, manguste a strisce: il Continente nero è casa non solo dei leggendari Big Five ma anche di più piccole simpatiche creature. Nei parchi del Botswana e del Sudafrica parte integrante dell’ecosistema assieme a leone, bufalo, rinoceronte, elefante e leopardo sono suricati, manguste ma anche uccelli, serpenti e scoiattoli.

A Kasane, in Botswana, il Caracal Biodiversity Center è un piccolo centro per la riabilitazione e custodia di alcuni animali che entrano in conflitto con i residenti della zona, all'interno del parco Chobe. E’ un piccola realtà molto ben gestita da giovani locali. Oltre a vari serpenti il posto è il luogo ideale per osservare le Banded Mangoose o Manguste Striate, piccoli carnivori dal corpo allungato e le zampe corte, il muso appuntito e la coda cespugliosa e affusolata. Il manto striato le rende riconoscibilissime a distanza. Un esempio dei tanti tipi di mangusta che si possono incontrare nella zona.

In Sudafrica e soprattutto nell'area del Kalahari, si trova il regno di un cugino della mangusta, diventato famoso grazie a numerosi documentari: il suricato. Per chi vuole conoscere meglio questi simpatici animali c'è il Kalahari Meerkat Project per trascorrere alcuni mesi a censire gli animali nella zona del Kuruman River Reserve. Nell'area sorge il Kgalagadi Transfrontier National Park dove è possibile osservare i suricati ma anche tantissime varietà di uccelli: 280 di cui 92 residenti. Fare birdwatching da queste parti è molto interessante e può conquistare anche i più pigri.

Le specie di uccelli in alcune aree sono davvero numerosi e bisogna munirsi di cannocchiale. Tra le zone più spettacolari dove osservare questi piccoli animali c’è il delta del fiume Okavango. In questa e in altre aree opera il progetto Birding Botswana, per tour con esperti alla scoperta dei segreti delle varie specie di uccelli che abitano qui. Da vedere sono il gufo Pel’s Fishing e la cicogna Shoebill. Interessanti anche i tour con Birding Africa, che organizza anche giri in altri paesi, come Namibia, Madagascar, Uganda, Ruanda e Angola. Per saperne di più su tutti i progetti di conservazione di questi piccoli animali e i tour operator specializzati, il sito dell’associazione internazionale BirdLife offre schede di approfondimento sulle specie africane e il loro stato di salute.

Tra gli animali più curiosi nell’area del Kalahari ci sono anche gli scoiattoli di terra, i Groud Squirrel. Vicini di casa dei suricati, possono essere osservati nei giri del grande deserto, non si arrampicano sugli alberi e posso essere un po’molesti per gli ospiti dei campi tendati, perché alla costante ricerca di cibo. Tra i posti migliori dove osservarli il Kgalagadi Transfrontier National Park.



Fonte: Turismo.it

 





25 marzo 2011

Ricetta dalla Somalia: KALLUUN!

Ingredienti per 4 persone:


4 filetti di tonno fresco

2 patate a fettine

sale

1 cucchiaino di cumino

1 cipolla bianca

Fate scaldare poco olio in una padella, tuffate i filetti di tonno (mondati) e friggeteli per pochi minuti. Aggiungete le patate e la cipolla a fettine, il sale, il cumino e mescolate. Versare un bicchiere d'acqua e coprite. Cuocete per circa 30 minuti.



Fonte: Inafrica.it

23 marzo 2011

Wildlife in Africa – Ritorno al BUSH



Afferro con la mano la lancia il Masai ha piantato nel letto del fiume. La corrente non è forte, ma le rocce sono viscide e nell’acqua galleggiano gli avanzi lasciti da un ippopotamo. Due coccodrilli si crogiolano poco a monte nel fiume. "Non sono interessati a te", dice il Masai confortandomi. Giunti al lato opposto del fiume Mara iniziamo l’arrampicata verso Oloololo, un’irta salita di curve per raggiungere la Tanzania. È già caldo, e la mattinata è troppo avanzata per la maggior parte degli animali, che si nascondono. Sulla via, ci si imbatte alberi spezzati e sterco di elefante: un elefante deve averci appena preceduti e lo scarabeo stercorario è già ritto sugli escrementi. C'è qualcosa di eroico in loro: un elefante alza la coda dritta fino alla caduta e al rotolare delle palline di escrementi che, toccando la terra, l’arieggiano e la concimano. Uno dei Masai si sporge sul letame e osserva che contiene tra il resto, frutti semi-digeriti dell'albero Green Heart Si procede con cautela: il frutto del Green Heart alza il livello di aggressività negli elefanti. Uno degli uomini va avanti con arco e freccia, per ogni evenienza. Dei movimenti ci allarmano: pensiamo si tratti di un bufalo ma sono solo bovini guidati da un ragazzo scalzo mentre i campanacci allontanano iene e leoni. Qui, gli animali, le piante e gli alberi parlano. Ci sono varietà locali di olivo e fico. Chiediamo a uno dei Masai qual è il suo animale preferito. "Il ghepardo," dice, senza esitazione. "Mangia solo carne fresca, non si ciba mai di carogne".
La bellezza della terra solleva una perenne domanda: qual è il valore di questa natura selvaggia in Africa? Quanto è disposto a pagare il resto del mondo per proteggerla?

Nella parte superiore della scarpata un pitone si nasconde nella roccia. Noi non proseguiamo oltre: al di là ci sono i campi di mais appena piantati. Il Kenya ha perso metà della sua biodiversità negli ultimi dieci anni. Fiumi, vegetazione e animali sono fragili e facilmente soccombono all’uomo. Possono coesistere in Africa un deserto che si espande con la popolazione umana in crescita? È giusto punire l’Africa orientale per la cattiva gestione delle questioni ambientali, mentre le economie del petrolio dell'Africa occidentale, in particolare la Nigeria, hanno spazzato via la vita animale a favore dello sviluppo rendendo la loro stessa terra spaventosamente inquinata?

Source: post tradotto dal blog Baobab su economist.com

16 marzo 2011

Su Latitudes Life di questo mese: L'oro verde del Madagascar

Un bellissimo servizio con meravigliose immagini alla scoperta delle foreste del Madagascar.



http://www.latitudeslife.com/magazine/36/magazine.php?code=latitudeslife

Mapping Africa

Da una delle prime rappresentazioni del continente fino alla spartirsi dei territori africani durante il colonialismo, le mappature dell’Africa nel corso dei tempi rivelano moltissimo sulle genti che hanno abitato il continente durante i secoli.



La Royal Geographical Society ha chiesto alla comunità africane londinesi di osservare e commentare le antiche mappe dell’Africa per restituire nuova luce agli archivi africani della società. Cliff Pereira e Zagba Oyortey – entrambi africani, hanno osservato le cartine per spiegare la storia di un continente in cambiamento. Il video che ne è nato, è visibile al seguente link

http://www.bbc.co.uk/news/world-12675464
Rediscovering African Geography è la mostra conseguente a tutta questa operazione di rivalutazione degli archivi africani visitabile dal 22 marzo al 28 aprile 2011 presso la Royal Geographical Society di Londra.

11 marzo 2011

Fiaba africana della settimana: Il terribile guerriero

Un bruco strisciò dentro la tana di una lepre, durante la sua assenza; si accomodò bene nell’angolino più buio, poi rimase ad aspettare. La lepre, appena tornata, vide una striscia sul terreno e poiché non capiva chi potesse averla lasciata chiese a voce alta chi ci fosse a casa sua. Il bruco, spavaldo, rispose di essere un terribile e forte guerriero. La lepre tremando dalla paura, scappò via dalla tana, lamentandosi tra sé: “Che cosa può fare una come me, contro uno che dice di essere un terribile guerriero?” Per la strada incontrò lo sciacallo: – Amico sciacallo, mi faresti un grande piacere? – Di’ pure, amica lepre. – Vieni a casa mia e cerca di parlare con la bestia feroce che l’ha occupata. Lo sciacallo acconsentì e arrivati all’ingresso della tana, gridò forte: – Chi c’è nella casa della lepre? Il bruco rispose immediatamente: – Io sono il guerriero, figlio del capo guerriero del Paese-che-non-esiste; io schiaccio il rinoceronte e ballo sul corpo dell’elefante; io sono invincibile! Lo sciacallo, udita questa risposta, si tirò indietro più svelto che poté e disse alla lepre: – Io non posso fare niente contro un simile guerriero. – E scappò via. La lepre, più sconsolata che mai, andò in cerca del leopardo e lo pregò di andare a parlare con l’animale che aveva occupato la sua tana. Il leopardo accettò volentieri, ma, quando fu arrivato davanti alla tana ed ebbe udito la risposta del bruco nascosto, disse piuttosto avvilito: – Se costui scaccia il rinoceronte e l’elefante, schiaccerà pure me! E se ne andò. Cercando di non far vedere che aveva paura. Allora la lepre andò in cerca del rinoceronte: – Nella mia casa c’è un guerriero feroce; perché non vieni a parlargli, tu che sei tanto forte? Il rinoceronte, che era piuttosto vanitoso, andò subito alla tana della lepre e gridò, più forte che poté: – Chi sei tu, che occupi la casa della mia amica lepre?
Il bruco, senza scomporsi, rispose: – Vieni, vieni, rinoceronte! Io sono il guerriero, figlio del capo guerriero del Paese-che-non-esiste! Io schiaccio al suolo tutti i rinoceronti che incontro e ballo sul corpo dell’elefante!
Il rinoceronte rimase veramente male: poi, per giustificarsi, disse alla lepre, con un tono di voce molto basso: – Ha detto che può schiacciarmi al suolo? Allora sarà meglio che me ne vada! La lepre, più avvilita che mai, rimase a guardarlo mentre si allontanava. Poi, in gran fretta, se ne andò dall’elefante: – Tu, elefante, sei ormai la mia ultima speranza! Vieni a parlare con il feroce guerriero che ha vinto il rinoceronte e che minaccia di ballare sul tuo corpo. L’elefante guardò la lepre dall’alto della sua imponente statura e disse: – Amica lepre, non ho alcuna voglia che qualcuno balli sul mio corpo, anche se si tratta del più valoroso guerriero di tutta la foresta! Ti saluto, amica! E se ne andò, maestoso e tranquillo, lasciando la povera lepre afflitta e triste. In quel momento, passò di lì un ranocchio e, vedendo la lepre in quelle condizioni, le domandò che cosa fosse accaduto. – Se tu sapessi… – borbottò la lepre. – Per disgrazia, la mia casa è stata occupata da un guerriero così terribile, che ha saputo vincere lo sciacallo, il leopardo, il rinoceronte e l’elefante! – Ma guarda! E chi è mai questo guerriero? – Dice di essere il figlio del capo guerriero del Paese-che-non-esiste! – Guarda, guarda! Ho proprio voglia di andare a vedere questo terribile personaggio, che ha vinto tutti gli animali.
Così dicendo, il ranocchio con pochi balzi si avvicinò all’ingresso della tana e chiamò forte: – Chi c’è dentro la casa della mia amica lepre?
E il bruco, che avendo vinto lo sciacallo, il leopardo il rinoceronte e l’elefante era sicurissimo di impressionare anche un misero ranocchio, disse con la solita voce spavalda: – Ci sono io, il più valoroso dei guerrieri, figlio del capo guerriero del Paese-che-non-esiste! Ho vinto tutti gli animali selvaggi, ho schiacciato il rinoceronte e ho ballato sul corpo dell’elefante! Il ranocchio, che era intelligente e non si lasciava intimorire dalla minacce, balzò nell’interno della tana e senza alcun indugio si diresse verso l’angolo dal quale proveniva quella terribile voce, e intento diceva: – Benissimo! Ecco un avversario degno di me.
La lepre incredula guardava piena di ammirazione il ranocchio.
Quando il bruco se lo vide davanti, cominciò a tremare e, con un filo di voce, sussurrò: – Calmati, ranocchio, sono soltanto un bruco!
Allora il ranocchio lo portò fuori. Tuttavia l’avventura era stata così divertente, che nessuno fece del male al bruco. La lepre si vergognò un pochino, ma poi pensando alla paura che avevano provato gli animali molto più forti e più grossi di lei, si consolò e disse al ranocchio:
Grazie, amico ranocchio; tu sei stato l’unico fra tutti gli animali della foresta che ha osato sfidare il pericolo per me, sei stato avveduto e coraggioso ed io ti sarò sempre grata e riconoscente. Poi guardò il bruco e cominciò a ridere pensando ai suoi timori infondati e si ripromise di non fargli del male. Del resto, il ranocchio lo aveva preso sotto la sua protezione.
Tutta la foresta rise di questa storia per molto e molto tempo.

Fonte:mammaoca.wordpress.com

10 marzo 2011

Professione Reporter - Fotografia e Antropologia in Africa. La Materia Oscura: fotografare l'immateriale


L’Africa ha dato al mondo moderno l’arte astratta, il ritmo esplicito e i gesti della danza. Si tratta di beni immateriali, a mezza via tra materia e spirito. Capita così che il viaggio in Africa sia come un movimento tra l’elemento che i fisici chiamano la materia oscura, l’invisibile insieme di particelle che riempie la maggior parte dell’Universo. Non sappiamo come vederla, questa materia oscura, ma senza di essa il mondo come lo conosciamo non potrebbe esistere. I suoi segni, però, appaiono. Nel Continente Nero ci si muove tra le presenze-assenze degli antenati (visibili nelle sculture e immanenti nelle pratiche di vita), tra la difficile mono-percezione dell’estetica di gesto e suono («Ascolta la danza e guarda la musica», si dice in Congo), nella materia ricca della miseria, della carestia, della catastrofe.

L’Africa degli uomini e della cultura, al contrario di quella dei paesaggi, emana luce nera: come si riesce a puntare l’obiettivo, regolare fuoco ed esposizione, scattare, e poi finire per scrivere con la luce – in bella “foto grafia” – un ritratto di uomini, gesti, suoni, abitazioni, costumi, oggetti e pensieri alieni? Il reportage geografico è un’arte trasversale che richiede forte capacità di adattamento personale oltre che professionale: fanno le cose in modo diverso, laggiù. L’Africa ha un quotidiano straordinario e ancestrale: siamo tutti africani, migrati in Europa 60 000 anni fa. Ecco perché scegliere l’Africa. Rappresenta la sfida ultima per scoprire i nostri antenati. Con un clic.

Cosa serve per la realizzazione di buon reportage fotografico in Africa? Nel cimentarsi in ogni tipo di reportage, dal geografico all’antropologico, dal sociale al naturalistico, è fondamentale saper gestire i rapporti con ambienti e persone lontane dal nostro modo di vivere e pensare. Il ceppo originario dell’umanità è africano, ma questo non basta a superare il cultural divide che caratterizza le persone del liquido mondo postmoderno. Così dobbiamo trasformare la macchina fotografica in strumento di mediazione.Lo spazio-tempo d’Africa, anche se si partecipa a un viaggio organizzato, costringe a muoversi in una geografia (fisica e culturale) ignota se non ostile, sicuramente difficile da gestire. Non siamo più ai tempi delle spedizioni ottocentesche, ma viaggiare in molte zone d’Africa rappresenta ancora una vera e propria avventura. È necessario studiare ma, allo stesso tempo, guardare le cose con occhi nuovi. È importante conoscere quello che cerchiamo, ma è altrettanto necessario lasciarsi stupire dall’inaspettato. In Sudan si dice: «Conosci quello che cerchi, non quello che trovi».

Questo workshop fotografico cercherà di aiutarvi a lavorare negli inconsueti ambienti d’Africa; insegnerà a rapportarsi con appropriata etichetta con le persone e la loro cultura (la “materia oscura”) e a usare tecniche di ripresa utili nelle diverse situazioni in cui vi troverete a operare. Cercherà anche di trasformare i vostri viaggi in esperienze di vita nel “profondo mondo dell’altrove”, indispensabili alla realizzazione di ogni buon reportage.

I docenti saranno l'antropologo Alberto Salza e il fotogiornalista Bruno Zanzottera. Workshop adatto a tutti. Costo 300 euro. Il corso si terrà a Torino presso la sede del Centro Studi Africani il 16 e 17 aprile. Prenotazioni scrivendo a: workshop@parallelozero.com

MAGGIORI INFO: www.parallelozero.com

04 marzo 2011

E sempre in vista dell’8 marzo…

Dal Senegal Baaba Maal con AFRICA WOMAN


NOPPAW – Nobel Peace Prize for African Women

La campagna NOPPAW è nata per riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa e dare il loro Premio Nobel per la pace 2011. La proposta è promossa e coordinata dal CIPSI e nasce a partire dalla constatazione del ruolo crescente che le donne africane hanno acquisito nella vita quotidiana dell’Africa. Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale. Sono le donne in Africa che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, soprattutto di economia informale, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Le donne da decenni sono protagoniste nella microfinanza: dalle storiche tontine dell’Africa occidentale, fino alle forme più elaborate di microcredito in tutte le parti dell’Africa. Microcredito che ha permesso la nascita di migliaia di piccole imprese. Le donne africane sono capaci nell’organizzazione della gestione dell’economia: esistono in Africa migliaia di cooperative che mettono insieme donne impegnate nell’agricoltura, nel commercio, nella formazione, nella lavorazione di prodotti agricoli. Le donne africane stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella definizione e nella ricerca di forme autoctone di sviluppo economico e sociale, attraverso l’organizzazione capillare delle attività economiche e sociali nei villaggi. Le donne in Africa stanno svolgendo un ruolo sempre crescente nella difesa della salute, soprattutto contro il morbo dell’HIV e della malaria. Sono loro che svolgono spesso formazione sanitaria nei villaggi. Sono i gruppi organizzati di donne che si stanno impegnando contro pratiche tradizionali dell’infibulazione e della mutilazione genitale. Sono le donne africane, infine, che riescono a organizzarsi per lottare per la pace e a mantenere la vita anche nelle situazioni più tragiche, in un impegno politico spesso capillare e non riconosciuto. Molto spesso con il rischio di subire violenza e sopraffazione. L’Africa oggi può sperare nel proprio futuro soprattutto a partire dalle donne comuni, quelle che vivono nei villaggi o nelle grandi città, in situazioni spesso di emergenza, e di cui le donne che sono emerse, sia nella politica, sia nella cultura, sia nell’attività imprenditoriale, non sono che un’espressione visibile.

POTETE FIRMARE L’APPELLO ONLINE AL SITO http://www.noppaw.org/

Parallelamente, si è appena svolta a Roma la conferenza stampa della campagna NOPPAW che lancia l’appello ai mezzi di comunicazione affinché sia data la prima pagina alle donne africane per l’8 marzo. Annunciata anche la prossima uscita della canzone ‘Walking Africa’ dedicata dalla cantante Amii Stewart alle donne africane.

02 marzo 2011

A Johannesburg primi provvedimenti per tutelare i bambini che attraversano le strade di fronte alle scuole


Sembra la scoperta dell’acqua calda, ma per alcune realtà africane questa è una grande conquista.  Un istituto elementare di Alexandra, nord di Johannesburg ha preso un’iniziativa per regolare la circolazione sulla strada principale di fronte alla scuola, per aiutare i bambini ad attraversarla senza incidenti.
Ogni giorno molti bambini non possono raggiungere la scuola perché vengono falciati dalle auto in corsa, molte delle quali sono taxi, utilizzati spesso in questa zona per raggiungere il posto di lavoro. Le scuole assieme al Johannesburg Metropolis Police Department hanno attuato il programma Scholar Patrol nel quale gli studenti più grandi delle scuole elementari sotto supervisione sono incaricati di regolare il traffico pedonale della strada di fronte alla scuola ogni mattina e pomeriggio per garantire l’attraversamento in sicurezza dei bambini.
Ora, vengono registrati grazie a questa iniziativa molti meno casi di incidente e i bambini sanno, che possono attraversare la strada in tutta sicurezza in alcuni suoi punti.

Fonte: Africanews.it