25 febbraio 2011

Fiaba africana della settimana: Il coniglio ruba il pasto all’elefante

Un giorno Kalulu il coniglio stava guardando i piccoli di Soko la scimmia che giocavano tra gli alberi: ogni scimmietta tratteneva il fratello tenendolo per il collo, come un prigioniero.

Kalulu pensò che poter far questo poteva servire a tante cose: lui non aveva una coda lunga, ma avrebbe potuto intrecciare le liane della foresta in un nodo. Nei giorni seguenti numerosi animali rimasero impigliati così nella foresta, riuscendo a scappare con gran difficoltà. Pensavano che fosse un caso, ma in realtà era Kaulu che sperimentava la sua trappola fatta con le liane.

Qualche giorno dopo Polo l'elefante decise di fondare un nuovo villaggio, ed essendo il re degli animali,  convocò ogni essere vivente della foresta perché lo aiutasse a costruire il villaggio.

Vennero tutti, eccetto Kalulu che aveva però sentito l'odore delle buonissime bacche che le mogli di Polo gli stavano preparando per cena, e quando le bacche si furono raffreddate, Kalulu uscì dal suo nascondiglio e se le mangiò tutte.

Polo era furioso quando tornò a casa scoprendo che tutte le sue bacche erano state rubate. Chi gli aveva osato rubargli il pranzo?

Il giorno dopo Polo chiese al leone di appostarsi vicino, e di saltare addosso al ladro quando fosse arrivato. Ma Kalulu era nascosto nei cespugli e sentì tutto, così passò la notte a preparare un enorme nodo, che mise vicino alle pentole.

Il mattino seguente, mentre gli animali stavano lavorando al nuovo villaggio, Kalulu uscì all'aperto e cominciò a mangiare le bacche di Polo, con un occhio verso il luogo dove era appostato il leone. Una volta finito il pranzo Kalulu fuggì, e Ntambo il leone cominciò ad inseguirlo. Kalulu passò attraverso il nodo che aveva costruito, e quando Ntambo lo seguì fu intrappolato e issato a mezz'aria, dove si agitò e sbraitò fino a sera, quando gli altri animali ritornarono al villaggio e lo videro appeso. Ntambo si vergognava troppo a dire che era stato intrappolato da un coniglio, così disse semplicemente che qualche animale sconosciuto l'aveva intrappolato.

Il giorno dopo fu il turno di Mbo il bufalo di sorvegliare le bacche del suo re, ma Kalulu aveva messo un grande nodo tra due palme. Quando Kalulu finì di mangiare e iniziò a scappare, il bufalo lo inseguì, ma il coniglio lo attirò verso le due palme, e quando il bufalo lo seguì rimase intrappolato nel nodo ed appeso a mezz'aria, dove sbraitò e si agitò fino a sera, quando gli altri tornarono e lo trovarono appeso.

Mbo il bufalo si vergognava a dire che era stato sconfitto da una lepre, pensando a cosa avrebbero pensato gli altri animali.

Poi fu il turno del leopardo, della lince, del rinoceronte e dello sciacallo: Kalulu continuò a rubare le bacche di Polo.

Alla fine Nkuvu la tartaruga, che era più saggia degli altri, andò privatamente da re Polo e disse: "Fammi cospargere di sale dalle tue mogli e mettere in mezzo alle bacche, così prenderò il ladro."

Il giorno dopo Nkuvu fu in gran segreto cosparso di sale e nascosto in mezzo alle bacche. Il coniglio fannullone voleva di nuovo mangiare a sbafo, e dopo aver messo il suo nodo, saltò in mezzo alle pentole mentre tutti gli animali stavano lavorando e incominciò a mangiare. Pensava che le bacche erano ancora più buone di altre volte, avevano un delizioso sapore salato. Ma prima che potesse finire, Nkuvu l'aveva afferrato per un piede.

Il coniglio gridò, supplicò, trattò ed offrì doni, ma senza risultato. Nkuvu non diceva niente, semplicemente tratteneva Kaulu per un piede, e quando gli animali tornarono dal nuovo villaggio Kalulu era ancora prigioniero.

Quando gli altri animali videro chi era in realtà il ladro, decisero di ripagarlo nello stesso modo in cui erano stati trattati. Per sei giorni rimase senza mangiare, e per tutto il giorno dovette rimanere appeso ad un albero con un nodo. Quando la punizione finì il coniglio era così magro che gli animali si impietosirono e lo lasciarono andare, avvisandolo che era meglio lavorare per mangiare piuttosto che rubare, e che se un ladro può scappare una volta, di sicuro prima o poi sarà catturato.

24 febbraio 2011

Ricetta dal Sudafrica: BOBOTIE!

Ingredienti per 6 persone:
350 ml di latte
1 fetta di pane
2 cipolle media affettate
1 cucchiaio di olio d'oliva
2 cucchiaini di curry
1 kg di polpa di manzo
sale e pepe
2 cucchiai di gelatina di frutta
1 cucchiaini di zucchero di canna
100 g di mirtilli
2 uova, da battere
6 foglie di alloro

Bagnare la fetta di pane in 150 ml di latte. In una padella antiaderente far dorare le cipolle nell'olio.
Aggiungere il curry e la carne e farle perdere il rosso del crudo. Unire il pane e condire con il sale, il pepe la gelatina di frutta e i mirtilli. Versare in una teglia da forno, unta. Versare anche il restante latte, mescolato alle uova battute. Cuocere nel forno preriscaldato a 180 gradi per cirma 30 minuti. Servire con riso.

Fonte: Inafrica.it

21 febbraio 2011

I Re leone: L’Africa è una delle aree del mondo con la crescita più rapida

Molto è stato scritto circa la nascita del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e lo spostamento del potere economico verso Oriente. Ma la storia del sorprendente successo degli ultimi dieci anni si trova altrove. L'analisi di The Economist rileva che negli ultimi dieci anni, sei delle dieci economie mondiali a più rapida crescita sono stati dell’Africa sub-sahariana (vedi tabella).

L'unico paese BRIC ad entrare nella top ten è stata la Cina, al secondo posto dopo l'Angola. Gli altri cinque velocisti erano Nigeria, Etiopia, Ciad, Mozambico e Rwanda, tutti con tassi di crescita annuale dall'8% a salire. Durante i due decenni precedenti al 2000 solo un’economia africana (Uganda) rientrava nella top ten, contro nove dell'Asia. Secondo le previsioni dell’International Monetary Fund, l’Africa otterrà ben sette dei primi dieci posti nei prossimi cinque anni (la classifica esclude i paesi con una popolazione di meno di 10 m, nonché l'Iraq e l'Afghanistan, per i quali non è esclusa una forte crescita nei prossimi anni).

Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita reale del PIL nell’Africa sub-sahariana è salito a una media annua del 5,7%, rispetto al solo 2,4% negli ultimi due decenni, superando quella dell’America Latina del 3,3%, ma non quella dell'Asia del 7,9%. La straordinaria prestazione dell’Asia riflette in gran parte il forte peso esercitato da Cina e India, mentre la maggior parte delle altre economie asiatiche hanno registrato una crescita molto più lenta, come ad esempio il 4% in Corea del Sud e di Taiwan. La media semplice non ponderata dei tassi di crescita dei paesi in realtà era praticamente identica in Africa e in Asia.

Nei prossimi cinque anni sarà l’Africa molto probabilmente a dominare (vedi tabella).  
In altre parole, l'economia africana supererà la sua controparte asiatica. Guardando ancora più avanti, Standard Chartered prevede che l'economia dell'Africa crescerà ad un tasso medio annuo del 7% nei prossimi 20 anni, un tasso leggermente più veloce di quello cinese.

O almeno così dovrebbe. Le economie più povere hanno più potenzialità di crescita. Lo scandalo è stato la diminuzione del PIL pro-capite che per tanti anni ha caratterizzato le economie africane. Nel 1980 gli africani avevano un reddito medio pro capite quasi quattro volte più alto di quello cinese; oggi in Cina sono più tre volte più ricchi. La popolazione in rapida crescita in Africa smorza ancora l’incremento del reddito reale pro capite, che però in realtà è aumentato a un tasso annuo del 3% rispetto al 2000, quasi due volte più velocemente della media globale.

Per le imprese occidentali l’economia africana è ancora molto poco considerata, rappresentando solo il 2% della produzione mondiale. Ma la quota dell'Africa è in aumento, non solo grazie alla vivace crescita del PIL, ma anche grazie ad una sua rivalutazione da parte di altre economie: nel mese di novembre l’economia del Ghana è stata rilanciata per esempio dal settore delle telecomunicazioni.

I cambiamenti in Africa sono in gran parte stati guidati dalla crescente domanda cinese di materie prime e dai prezzi aumentati delle materie prime, ma anche altri fattori hanno contato. L'Africa ha beneficiato di grandi afflussi di investimenti diretti esteri, soprattutto dalla Cina, così come degli aiuti esteri e della riduzione del debito. L'urbanizzazione e l'aumento dei redditi hanno alimentato una più rapida crescita della domanda interna.
Anche la gestione economica è migliorata: le entrate pubbliche sono cresciute in questi ultimi anni grazie a quanto già specificato, ma invece di investirli in spese eccessive come accadeva nel passato per alcuni governi, come la Tanzania e Mozambico, i soldi sono stati accantonati per tamponare eventuali recessioni.

Alcune economie del continente al contrario, sono rallentate: la più forte economia africana, storicamente, il Sud Africa, è una di quelle tra i ritardatari con una crescita media annua del 3,5% negli ultimi dieci anni e potrebbe di gran lunga essere superata in una decina d’anni dalla Nigeria, se le riforme bancarie di rilievo fossero estese alle industrie del petrolio e dell’energia.
Ma la grande sfida per tutti gli esportatori minerali rimarrà comunque quella di fornire posti di lavoro ad una popolazione in crescita stimata del 50% tra il 2010 e il 2030 e purtroppo, questo è un settore economico incerto, che non genera molti posti di lavoro e soprattutto dipende dal costo oscillante delle materie prima.
È per questo che le economie africane devono diversificarsi: barlumi arrivano da Kenya e Uganda per esempio, che non dipendendo dalle esportazioni minerali hanno incrementato l’esportazione di prodotti finiti rilanciando la propria economia.
Ostacoli enormi al progresso dell’Africa però non mancano: si pensi all’instabilità politica, al debolissimo potere della legge, alla corruzione cronica, alle strozzature infrastrutturali, al cattivo stato di istruzione e settore della salute. Senza riforme l’Africa non sarà in grado di sostenere una rapida crescita.
Ciò non toglie, che le sue economie-leone si guadagnano un posto di tutto rispetto accanto alle tigri dell’Africa.

Fonte: The Economist

Internet – L’Africa in rete

Il continente si prepara a una rivoluzione nel settore delle telecomunicazioni, grazie ad alcuni progetti che aumenteranno gli accessi in rete e la velocità di connessione.

L’articolo è apparso su Le Monde, il quotidiano francese.

16 febbraio 2011

Break musicale: Miriam Makeba – PATA PATA

Miriam Makeba anche nota come Mama Afrika (Johannesburg, 4 marzo 1932 – Castel Volturno, 9 novembre 2008) è stata una cantante sudafricana di jazz e world music. È nota anche per il suo impegno politico contro il regime dell'apartheid e per essere stata delegato alle Nazioni Unite.
Miriam Makeba nacque a Johannesburg; sua madre era una sangoma di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa. Iniziò a cantare a livello professionale negli anni cinquanta, con il gruppo Manhattan Brothers, e poi fondò una propria band, The Skylarks, che univa jazz e musica tradizionale sudafricana. Nel 1959 cantò nel musical jazz sudafricano King Kong insieme a Hugh Masekela, che poco dopo divenne il suo primo marito.

Miriam comiciò a riscontrare un notevole successo ma questo si tradusse con l'esilio imposto dal governo di Pretoria dopo il suo primo tour negli Stati Uniti del '60. Non potevano tollerare che fosse diventata il simbolo di un popolo oppresso. Resterà lontana dal suo paese per ben trent'anni, una sofferenza enorme per una persona così legata alla propria terra come Miriam.

Nel 1960 partecipò al documentario anti-apartheid Come Back, Africa e fu invitata al Festival del cinema di Venezia; una volta in Europa stabilì di non rimpatriare.

Si trasferì a Londra, dove conobbe Harry Belafonte, che la aiutò a trasferirsi negli Stati Uniti e farsi conoscere come artista. In America incise molti dei suoi brani di successo, come Pata Pata, The Click Song ("Qongqothwane" in lingua xhosa) e Malaika.

Nel 1966 Miriam Makeba ricevette il Grammy per la migliore incisione folk per l'album An Evening with Belafonte/Makeba, inciso insieme a Belafonte. L'album trattava esplicitamente temi politici relativi alla situazione dei neri sudafricani sotto il regime dell'apartheid. Nel 1963 portò la propria testimonianza al comitato contro l'apartheid delle Nazioni Unite. Il governo sudafricano rispose bandendo i dischi di Miriam Makeba e condannandola all'esilio.

Nel 1968 sposò l'attivista per i diritti civili Stokely Carmichael; l'evento generò controversie negli Stati Uniti, e i suoi contratti discografici furono annullati. La Makeba e Carmichael si trasferirono in Guinea, dove divennero amici del presidente Ahmed Sékou Touré e di sua moglie. Si separò da Carmichael nel 1973, e continuò a cantare soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa. Svolse anche il ruolo di delegata della Guinea presso le Nazioni Unite, vincendo il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986.

Dopo la morte della sua unica figlia Bongi (1985), si trasferì a Bruxelles. Nel 1987 collaborò al tour dell'album Graceland di Paul Simon. Poco tempo dopo pubblicò la propria autobiografia, Makeba: My Story.

Nel 1990 Nelson Mandela convinse la Makeba a rientrare in Sudafrica. Nel 1992 recitò nel film Sarafina! Il profumo della libertà, ispirato alle sommosse di Soweto del 1976, nel ruolo della madre della protagonista. Nel 2002 prese parte anche al documentario Amandla!: A Revolution in Four-Part Harmony, ancora sull'apartheid. Nel 2001 ricevette la Medaglia Otto Hahn per la Pace. L'anno successivo vinse il Polar Music Prize insieme a Sofia Gubaidulina e nel 2004 si classificò al 38º posto nella classifica dei "grandi sudafricani" stilata da SABC3. Nel 2005, ormai malferma in salute (a causa dell'artrite reumatoide che le era stata diagnosticata in gioventù) si dedicò a un tour mondiale di addio alle scene, cantando in tutti i paesi che aveva visitato nella sua carriera.

Il 16 ottobre 1999, Miriam Makeba è stata nominata Ambasciatrice di buona volontà dell’Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO).

Miriam Makeba è morta nella notte fra il 9 e il 10 novembre 2008 per un attacco cardiaco a Castel Volturno dove, qualche ora prima, nonostante forti dolori al petto, si era esibita in un concerto contro la camorra dedicato allo scrittore Roberto Saviano. In molti, tra i quali lo stesso Saviano, hanno denunciato un grave ritardo nei soccorsi.

Qui seguendo il link, la sua canzone più conosciuta: Pata Pata, che è un inno alla danza, una celebrazione del movimento corporeo.


14 febbraio 2011

Somalia, è emergenza siccità – Comunicato stampa INTERSOS

3 febbraio 2011. ‘Servono camion per il trasporto dell’acqua nella zone più remote, serve bonificare i pozzi contaminati, riaprire quelli in secco. Serve cibo per chi non è riuscito a salvare il raccolto. E’ urgente portare aiuto ai pastori che hanno perso migliaia di animali, è necessario contrastare le malattie che nascono quando manca l’acqua. Diarrea, colera, tifo, proliferano in mancanza di condizioni igieniche di base’.
Marco Procaccini, operatore umanitario di INTERSOS per la Somalia, racconta come si vive oggi nel paese flagellato da 20 anni di guerra e ora da una siccità prolungata che sta lentamente devastando l’agricoltura. Ma i fondi disponibili per la risposta all’emergenza in Somalia non bastano. Serve di più adesso.
INTERSOS e’ presente in Somalia dal lontano 1994 ed è una delle organizzazioni non governative internazionali che riesce a portare soccorso e supporto in aree considerate ad accesso estremamente critico, a causa della difficilissima condizione di sicurezza.
Hassan Mahdi, responsabile INTERSOS, da Jowhar racconta che ‘nella regione meridionale del Medio Scebeli, dove INTERSOS gestisce un ospedale Regionale si parla di circa 73 mila famiglie colpite dalla siccità, e più di 600 mila animali già morti per l’assenza di acqua e di pascoli.
Nella regione di Bay, a ovest di Jowhar, migliaia di pastori vagano con le loro mandrie alla ricerca d’acqua con perdite continue e inarrestabili di bestiame’ riporta Mohamed Luqman da Baidoa, che spiega: ‘stiamo assistendo centinaia di donne e bambini, i più colpiti dall’emergenza siccità, il nostro staff visita i villaggi, distribuisce cibo ad alto contenuto nutritivo, valuta le condizioni di salute dei bambini più piccoli e quelli che più gravi, a volte a rischio sopravvivenza, vengono portati nel nostro ospedale di Jowhar dove ricevono le prime cure, è una corsa contro il tempo’.
Anche nella regione del Basso Shebeli, anche se si continua disperatamente a coltivare sulle rive di un fiume sempre più secco, numerose famiglie scelgono di cercare riparo nei campi per i rifugiati in Kenya, Etiopia e Yemen (650 mila rifugiati Somali già presenti). Vendono quei pochi beni che ancora posseggono per pagare un viaggio in camion fino alla frontiera e sperare in una vita migliore.
Il ventennale conflitto che dilania la Somalia dalla caduta di Siad Barre in poi e le ricorrenti emergenze umanitarie che si sono ripetute ciclicamente hanno ridotto il paese ad una situazione terribile. Nell’indice dei Failed States, i cosiddetti Stati falliti, la Somalia vince sempre con circa due milioni e mezzo di persone in emergenza umanitaria, di cui quasi un milione, soprattutto donne e bambini, in malnutrizione acuta. La siccità prolungata si aggiunge come risultato degli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici.
Nelle regioni maggiormente colpite dalla crisi, solo il 15% della pioggia prevista è effettivamente caduta al suolo. Nell’epicentro della crisi siccità, la regione centro-meridionale di Hiran, è il nono anno consecutivo che le piogge non raggiungono il minimo necessario, con conseguenze terribili sui raccolti e gli animali al pascolo. Agricoltura e pastorizia sono le due attività principali di tante aree della Somalia e tra le sole attualmente possibili.
Le prossime settimane saranno cruciali per mettere un freno a una nuova catastrofe umanitaria. Dipende anche dal nostro Paese, dalla nostra capacità di reagire e di portare aiuto concreto alla popolazione.

Fonte: Africanews.it

11 febbraio 2011

FIABA AFRICANA DELLA SETTIMANA: La giraffa vanitosa

Ai limiti di una grande foresta, in Africa, viveva tra gli altri animali una giraffa bellissima, agile e snella, più alta di qualunque altra. Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne ma da tutti gli animali era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Anzi se ne andava in giro tutto il santo giorno per mostrare la sua bellezza agli uni e agli altri dicendo: - Guardatemi, io sono la più bella.

Gli altri animali, stufi di udire le sue vanterie, la prendevano in giro, ma la giraffa vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta. Un giorno la scimmia decise di darle una lezione. Si mise a blandirla con parole che accarezzavano le orecchie della giraffa: - Ma come sei bella! Ma come sei alta! La tua testa arriva dove nessuno altro animale può giungere... - E così dicendo, la condusse verso la palma della foresta.

Quando furono giunti là, la scimmia chiese alla giraffa di prendere i datteri che stavano in alto e che erano i più dolci. Il suo collo era lunghissimo, ma per quanto si sforzasse di allungarlo ancor di più, non riusciva a raggiungere il frutto. Allora la scimmia, con un balzo, saltò sul dorso della giraffa, poi sul collo e finalmente si issò sulla sua testa riuscendo ad afferrare il frutto desiderato. Una volta tornata a terra, la scimmia disse alla giraffa: - Vedi, cara mia, sei la più alta, la più bella, però non puoi vivere senza gli altri, non puoi fare a meno degli altri animali.

La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.




08 febbraio 2011

The view from Seattle / Lettera da Bill Gates

Negli ultimi cinque anni, Bill e Melinda Gates hanno consegnato più fondi e idee all'Africa della maggior parte dei paesi europei. Hanno scoperto presto che il problema della filantropia in Africa era la ricerca di partner affidabili "sul campo" con cui collaborare perché non fosse un semplice elargire di fondi da Seattle. I Gates hanno visto da subito grandi potenziali nelle nuove tecnologie misurabili  ma in questo post inserito nella rubrica ‘Baobab’ del The Economist, Gates sostiene che l'attenzione della Fondazione dovrebbe concentrarsi piuttosto su salute e agricoltura. In particolare la medicina, è il vero motore dello sviluppo: Gates riferisce in questo post che dal 1980 i vaccini hanno ridotto i casi di poliomelite in Africa del 99%, di difterite e morbillo del 93%. Nonostante ciò, Bill Gates sostiene che “i saggi investimenti dei governi” sulla salute e l'agricoltura sono stati in gran parte stati progettati e finanziati dai donatori.
Pur riconoscendogli tutto il merito della sua generosità senza pari di portafoglio e di spirito, la rubrica africana del The Economist ‘Baobab’ potrebbero sostenere che, dato il tempo limitato (circa 10 anni) che l'Africa può sfruttare grazie al dividendo demografico attualmente in corso i filantropi dovrebbero saper cogliere questo momento storico propizio del continente per creare con idee più fantasiose e un nuovo modo di pensare, opportunità di lavoro, di urbanizzazione e di sviluppo di nuovi media. Qui sotto il testo originale firmato da Bill Gates.

In 1993, Melinda and I took our first trip to Africa. I was working with Microsoft at the time, and I was convinced that the power of technology could change the world. But during our visit, I saw that many of the world’s life-saving, life-enhancing discoveries were not available in Africa. That was deeply upsetting to me. It didn’t fit my belief that innovation is for everyone. I became convinced that if science and technology were better applied to the challenges of Africa, the tremendous potential of the continent would be unleashed, and people could be healthier and fulfill their promise.

Since our first visit, many African countries have made striking advances, driven by wise government investments in health and education and agriculture. Incomes have risen.  Poverty has fallen. Trade and investment have doubled. Childhood deaths are down. Africa is on the rise. When a country has the skill and self-confidence to take action against its biggest problems, it makes outsiders eager to be a part of it. That is why Melinda and I are so optimistic about our work on the continent. We see the promise.

The principal focus of our foundation is on health. We believe that if children are healthy, they can learn, become educated, start businesses, improve their farms, and help their families prosper. In the area of vaccines—the biggest financial commitment of our foundation—there have been some striking successes. From 1980 to 2008, vaccines drove diphtheria cases down 93 percent, tetanus cases down 85 percent, and measles cases down 93 percent.

But if we don’t keep moving forward, we quickly fall behind. In the last few years, we didn’t do so well vaccinating for measles, and that led to outbreaks in 28 countries. This doesn’t have to happen. Last year, Melinda went to Malawi and was inspired to see that frontline, well-trained health care workers helped the country reach at least 85 percent of all infants with standard vaccines. All countries should try to match that.

An immediate test is polio. Polio cases have dropped 99 percent. We are on the threshold of eradicating the disease. But the last few years have given us a humbling lesson in how difficult it is to eradicate a disease. The answer is a strong, society-wide partnership of people and their leaders to strengthen vaccine coverage. We can end polio. We are so close.

We have been especially impressed with Africa’s progress on malaria. Ten countries have dropped cases and deaths by 50 percent. The effort has been a model of government-citizen action. I hope we can see this same kind of partnership in other crucial challenges, such as AIDS, vaccines, and agriculture.

In AIDS, treatment has expanded to 5 million people. That’s an impressive accomplishment.  But there are 33 million people living with HIV. Treating every one of them would cost four times the money currently provided. The maths is harsh, but inescapable: we cannot defeat AIDS unless we dramatically cut the number of new cases through prevention.

To do that, we have to make new preventive tools widely available as soon as possible, especially male circumcision, microbicide gels, and an anti-HIV drug that blocks infection. The people of Africa and their leaders should demand these preventive tools now.

Finally, I believe that agriculture—our foundation’s second-biggest commitment after health—offers one of the greatest opportunities in Africa. If African farmers can use improved seeds and better practices to grow more crops and get them to market, then millions of families can earn themselves a better living and a better life.

The Alliance for a Green Revolution in Africa, led by a former United Nations secretary-general, Kofi Annan, is working to develop and distribute new seeds that have higher yields and stronger resistance to pests, drought, and disease. If citizens and their governments ensure that African farmers can use these new seeds and have all the advantages of recent advances, the farmland of Africa can become the answer to hunger and poverty—and a trigger for wide economic growth.

Fonte: economist.com/blogs/baobab

04 febbraio 2011

FIABA DELLA SETTIMANA: Perché ci sono tanti idioti – Favola senegalese

Tanto tempo fa c'erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose... Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero:
«Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l'intelligenza di tre teste stupide».

E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro:
«Dove andate?».
Gli idioti alzarono le spalle e risposero:
«Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità».
Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo.
L'indomani, chiese al primo idiota: «Tu, vai alla pesca!» E al secondo:
«Vai nel bosco e porta un masso legato con treccine di corde!»
Poi al terzo:
«E tu portami delle noci di cocco!»
Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un'ascia e un bastone e si misero in strada. Il primo si fermò vicino al mare e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere.
Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?».
Egli rispose: «Li ho rimessi nell'acqua. Mi ha preso la sete e sono ritornato veloce a casa per bere.
Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al mare?» gli chiese.
L'idiota rispose: «Non ci ho pensato&...»
Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, ma si preparava a ritornare a casa; si era reso conto che non aveva corda per legare i massi. Correva a casa appunto per cercarne una.

Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai legato il tuo masso con una delle corde?». Egli rispose: «Non ci ho pensato...». Il terzo idiota montò sulla palma da cocco, mostrò alle noci di cocco il suo bastone e disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?»
Scese e cominciò a lanciare il bastone sul cocco. Ma non fece cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote.
E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché tu eri sul cocco, perché non hai colto il frutto con le mani?».
Egli rispose: «Non ci ho pensato...».

Il vecchio seppe che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi.
Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti.
Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male.
Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo.

Fonte: lefiabe.com

KENYA: Continuano gli sforzi per arginare i casi di malaria

Il Kenya è stato premiato durante il 16esimo summit African Union appena conclusosi, con l’Africa Leaders Malaria Alliance Award, un riconoscimento attribuito a quelle Nazioni africane che si fossero meglio distinte per l’impegno e gli sforzi nella riduzione della diffusione della malaria.
Il Ministro della Salute pubblica Beth Mugo, che ha confermato i progressi del paese nel controllo della malattia dal 2003, ha ritirato il premio e dichiarato l’importanza del rilancio dell’industria farmaceutica locale, che ha reso più accessibili i medicinali.
Sono stati premiati anche Uganda, Guinea e Tanzania, in questo caso per aver ridotto le tasse su tutti i prodotti contro la malaria.
Gli stati che hanno aderito all’Africa Leaders Malaria Alliance si sono impegnati a distribuire zanzariere trattate con insetticida a bambini e madri incinte con lo scopo di ridurre la mortalità infantile purtroppo in aumento. Secondo le statistiche, la malaria è ancora una delle più temute e diffuse malattie nel Corno d’Africa. Nonostante ciò, diversi passi avanti sono statai fatti per combattere questa piaga.

Fonte: Africanews.com

02 febbraio 2011

Break musicale: Roakia Traoré – WANITA

Rokia Traoré (Kolokani, 24 gennaio 1974) è una cantante maliana. È ritenuta una delle nuove regine della musica africana, un'artista che trae la propria linfa vitale dall'incontro fra tradizione e modernità e una delle star più richieste dai festival europei.
La maggior parte delle sue canzoni sono cantate nella sua lingua nativa, i temi dei suoi testi sono di un'attualità anche coraggiosa, come quando parla della status della donna nell'Africa di oggi. La musica di questa straordinaria cantautrice del Mali mette voglia di danzare ma non rinuncia ad essere portatrice di forti contenuti sociali.

Wanita è una canzone tratta dall’omonimo album pubblicato nel 2000.


http://www.youtube.com/watch?v=4cxjgS7VGdc

Eritrea, la nostra Africa


In edicola oggi su La Repubblica nell’inserto I Viaggi di Repubblica, un bellissimo articolo di Antonio Politano, che riscopre il magnifico Paese, i resti futuristi, i littori dell’Asmara - in lizza per diventare Patrimonio dell’UNESCO - e lo scenario lunare che li circonda.




01 febbraio 2011

Tanzania, avventura Selous

La più grande area protetta dell’Africa, ricca di animali e splendidi panorami, è il luogo ideale per il viaggiatore avventuroso che non fa della comodità un’esigenza: lo spirito di adattamento, verrà ampiamente ripagato dalla bellezza e unicità di questi luoghi.
Grande quanto la Svizzera, è l’area protetta più estesa dell’Africa: attraversata da 3 grandi fiumi il Rufiji, il Ruaha ed il Beho Beho, ospita alcune tra le più numerose popolazioni di elefanti, rinoceronti neri, bufali, ippopotami e licaoni. Inoltre, la presenza delle giraffe è così massiccia che al parco è valso il soprannome di Giraffic Park, e con oltre quattrocento specie di uccelli è luogo di primario interesse per i birdwatchers. Assieme al Mikumi National Park con cui confina a nord-ovest è stata inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità.

Il periodo in assoluto migliore per visitare il Selous corrisponde alla stagione secca ed all'inverno tanzaniano (da Luglio ad Ottobre). In questo intervallo temporale la scarsità di pascoli verdi costringe gli erbivori lungo le rive dei fiumi e dei piccoli laghi dove si appostano i predatori permettendo di conseguenza un maggior numero di avvistamenti. Le temperature non torride (20° notturni - 30° diurni) permettono agli animali uno stile di vita più attivo impossibile da Dicembre a Marzo quando la temperatura arriva a 40° diurni. Gli unici animali più difficilmente avvistabili in stagione secca sono gli elefanti che proprio a causa della siccità migrano verso la riserva di Niassa in Mozambico. Sono questi i mesi migliori anche per i safari a piedi, più bassa è l’erba, più facile è fare avvistamenti. Dicembre, Gennaio e Febbraio possono essere più o meno buoni a seconda dell'annata e del progredire delle pioggie: in generale il territorio si fa via via sempre più verdeggiante e gli animali si disperdono in aree non accessibili. Tornano gli elefanti e diventano numerosissime le specie ornitologiche avvistabili. Questi sono mesi eccezionali per i safari nei parchi del nord ed in particolare nelle pianure del Serengeti e della Ngorongoro Conservation Area.