10 aprile 2015

Tanzania, la denuncia di Action Aid "land grabbing mascherati da progetti umanitari"

Nel distretto nordorientale della Tanzania, 1300 agricoltori della comunità contadina dei Bagamoyo, stanno subendo l’esproprio forzato delle proprie terre per fare posto a coltivazioni di canna da zucchero della multinazionale svedese «EcoEnergy». Il progetto, che prevede lo sfruttamento di oltre venti mila ettari di terreno, è stato dato in locazione all’azienda per i prossimi 99 anni dal Governo della Tanzania...


Il nuovo caso di land grabbing - letteralmente «accaparramento della terra» – viene denunciato da ActionAid nel rapporto-inchiesta «E’ ora di agire: fermiamo il furto di terre in Tanzania da parte di EcoEnergy», dove si sottolinea come l’azienda svedese, «pur prevedendo delle consultazioni con i diretti interessati, non ha offerto ai contadini alcuna possibilità di reinsediamento, né ha fornito informazioni chiare e trasparenti sugli effetti irreversibili che il progetto potrebbe avere sulla loro vita».


Questa situazione – spiega Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia – è emblematica nel mostrare come la cooperazione internazionale sostenga un paradigma alimentare basato sul modello neoliberale». Il progetto, infatti, viene implementato nel quadro della Nuova Alleanza, una iniziativa nata in sede G7, con l’obiettivo di combattere la fame e la povertà nel continente aprendo i mercati agricoli africani e le sue risorse naturali – tra le quali la terra – agli investimenti del settore privato multinazionale. «Il modello è quello di una cooperazione pubblica che rischia sempre di più di essere posta al servizio degli interessi privati. Un modello che non funziona, ma non ha mai funzionato nemmeno in passato. In Nigeria, Mozambico e Tanzania, e questo caso ne è la riprova, i piccoli agricoltori sono espropriati dei loro terreni per far posto alla canna da zucchero, al riso o ad altre coltivazioni, quindi si assegna alle grandi imprese un ruolo chiave nello sviluppo, invece che alla piccola agricoltura contadina».

Uno dei meccanismi attraverso i quali «EcoEnergy» sostiene che il progetto porterà benefici alle comunità di Bagamoyo, consiste nella «agricoltura a contratto»: 1500 piccoli agricoltori userebbero le terre per coltivare canna da zucchero, rifornendo così l’azienda ad un prezzo concordato. Questo sistema, precisa ActionAid, è molto rischioso: «con questo meccanismo infatti, gli agricoltori sono costretti ad avviare la loro piccola azienda agricola indebitandosi con prestiti che arrivano fino a 800 mila dollari, una somma che è 30 volte il salario minimo annuale di un contadino tanzaniano». Ma non solo: «secondo le stime ottimistiche di EcoEnergy – si legge nel rapporto dell’organizzazione – quelle aziende agricole impiegheranno sette anni per ripagare il prestito e iniziare a ricavare un vero profitto».


ActionAid, per comprendere meglio lo stato delle cose, ha chiesto al governo della Tanzania di sospendere il progetto e di avviare un nuovo processo di incontri con la comunità locale. Per aiutare la comunità contadina dei Bagamoyo è possibile sostenere la campagna firmando qui: >>>>>>>>> www.actionaid.it/landfortanzania

Fonte: www.sociale.corriere.it - www.confinionline.it - www.altreeconomie.it