23 marzo 2011

Wildlife in Africa – Ritorno al BUSH



Afferro con la mano la lancia il Masai ha piantato nel letto del fiume. La corrente non è forte, ma le rocce sono viscide e nell’acqua galleggiano gli avanzi lasciti da un ippopotamo. Due coccodrilli si crogiolano poco a monte nel fiume. "Non sono interessati a te", dice il Masai confortandomi. Giunti al lato opposto del fiume Mara iniziamo l’arrampicata verso Oloololo, un’irta salita di curve per raggiungere la Tanzania. È già caldo, e la mattinata è troppo avanzata per la maggior parte degli animali, che si nascondono. Sulla via, ci si imbatte alberi spezzati e sterco di elefante: un elefante deve averci appena preceduti e lo scarabeo stercorario è già ritto sugli escrementi. C'è qualcosa di eroico in loro: un elefante alza la coda dritta fino alla caduta e al rotolare delle palline di escrementi che, toccando la terra, l’arieggiano e la concimano. Uno dei Masai si sporge sul letame e osserva che contiene tra il resto, frutti semi-digeriti dell'albero Green Heart Si procede con cautela: il frutto del Green Heart alza il livello di aggressività negli elefanti. Uno degli uomini va avanti con arco e freccia, per ogni evenienza. Dei movimenti ci allarmano: pensiamo si tratti di un bufalo ma sono solo bovini guidati da un ragazzo scalzo mentre i campanacci allontanano iene e leoni. Qui, gli animali, le piante e gli alberi parlano. Ci sono varietà locali di olivo e fico. Chiediamo a uno dei Masai qual è il suo animale preferito. "Il ghepardo," dice, senza esitazione. "Mangia solo carne fresca, non si ciba mai di carogne".
La bellezza della terra solleva una perenne domanda: qual è il valore di questa natura selvaggia in Africa? Quanto è disposto a pagare il resto del mondo per proteggerla?

Nella parte superiore della scarpata un pitone si nasconde nella roccia. Noi non proseguiamo oltre: al di là ci sono i campi di mais appena piantati. Il Kenya ha perso metà della sua biodiversità negli ultimi dieci anni. Fiumi, vegetazione e animali sono fragili e facilmente soccombono all’uomo. Possono coesistere in Africa un deserto che si espande con la popolazione umana in crescita? È giusto punire l’Africa orientale per la cattiva gestione delle questioni ambientali, mentre le economie del petrolio dell'Africa occidentale, in particolare la Nigeria, hanno spazzato via la vita animale a favore dello sviluppo rendendo la loro stessa terra spaventosamente inquinata?

Source: post tradotto dal blog Baobab su economist.com